Ecco, questo è un post che vorrei aver scritto io, e che condivido in ogni singola parola e virgola:
"Note sul rapporto tra personale e politico (in margine al caso Marrazzo)",
di Marco Rovelli, su NAZIONE INDIANA
"Al cuore della questione Marrazzo (che emerge per par condicio con le escort di Berlusconi),
la mancanza di aderenza tra posizione etica e posizione politica. Non si fraintenda: non è questione di moralismo. Tutt’altro. Il moralismo, piuttosto, si basa proprio sullo scollamento tra i piani, su quella frattura tra etica singolare e politica pubblica (per richiamare la distinzione aristotelica), ciò che consente alla Morale la possibilità di un giudizio permanente (essa si fa “pontefice” tra un piano e l’altro).
(...)
Per un politico di sinistra non deve esistere privato dove si possa essere differenti dal modo in cui ci si rappresenta pubblicamente. Non esiste trasformazione possibile, e neppure pensabile, senza etica.
Nella fattispecie, Piero Marrazzo doveva rivendicare i suoi comportamenti, farne un motore di un’azione politica “altra”. Che difendesse gay e trans. Che facesse una battaglia per i dico. Che combattesse la Binetti nel suo partito. (Ma l’iimpefetto va inteso al passato: era prima che doveva fare tutto questo). Ma non lo fa. Resta nel paradigma dello scollamento privato/pubblico, dicendo che le sue sono solo “debolezze private”. Prova vergogna e si dimette. (Sia chiaro, non ci sono scappatoie in questo caso alla vergogna di Marrazzo: anni e anni di menzogne alla propria donna non possono avere altro esito). E’ allora è giusto così, che se ne vada. (...)"
Tutto ciò mi fa venire in mente un altro autore a me particolarmente caro, quando dice:
"Eppure, "dietro", per così dire, a tutta questa sorta di cose, per gran parte della mia vita e più che mai ora, ho avuto certe - non saprei come meglio chiamarle - convinzioni. Ma autorizzate da che cosa o da chi? Date da Dio? Determinate geneticamente, culturalmente? Scelte? E se così, illusoriamente? Ciò nondimeno, per quanto talvolta le ridicolizzi, ESSE sembrano determinare, o per lo meno influenzare la direzione della mia vita. Mi sono convinto di CIO', come fatto empirico, dall'osservazione della mia vita e della vita di altri. Servo dei valori, non sempre fedelmente o con costanza, ma ciò nondimeno mi ci sento TENUTO, non posso discostarmene. Se non posso riconoscerli giusti, non posso riconoscerli erronei. Non sono contrari al mio buon senso, sebbene spesso siano in antitesi con quanto sembra essere il mio interesse immediato, certamente le mie inclinazioni immediate. Ma non con le mie inclinazioni di più lunga portata. Voglio vivere correttamente. Vivere correttamente non può essere sbagliato. DEVE esserci un modo corretto di vivere. Questo modo deve essere conforme alla natura della vita e a quel che è il caso. Cos' E' il nostro ambiente? Ciò che è, ciò che è il caso, includono ambienti spirituali, mentali, emotivi che non derivano di seconda, di terza o di quarta dal nostro ambiente fisico? Non serve cercare di spezzare e frammentare il problema con la pretesa che ciò sia ANALIZZARE il problema. Verità e menzogna, per esempio. Il mentire è un fenomeno tra i più sottoscritti in psicologia. Per un numero di ovvie ragioni, comprensibilmente. Vi sono molti tipi di menzogne. Sarò più esplicito. Nel corso della mia attività professionale oltre che altrove, mi sono spesso imbattuto in qualcosa di simile. Tipologicamente è così diffuso, da dissolvere qualsiasi preoccupazione di poterne essere identificati. La semplice storia dell'infedeltà sessuale, dell'inganno, della gelosia ecc. La relazione segreta tra un uomo e la migliore amica di sua moglie. La relazione (talvolta simultanea) tra una donna e il miglior amico di suo marito, sposato con la sua migliore amica. Se si decide di prendere la via dell'inganno, continuando le cose talvolta per molti anni, bisogna che sia stato ordito e tenuto in vita con qualche grado di consistenza uno schema straordinariamente complesso e intricato di travisamenti, di sotterfugi e di menzogne belle e buone. Allora una signora di settant'anni scopre che suo marito era da trent'anni che aveva un'amante. Cosa che tutti i di lei amici sapevano. Quegli incontri d'affari e tutto il resto! Forse sarà gelosa, ma trema nel fisico poiché dice, e non ho alcun motivo di non crederle, che il suo INTERO SENSO DI REALTA' è andato in frantumi. Va con la mente a tutti quegli anni: scopre di essere stata avvolta in un ordito di inganni, tutto quel tempo. Ormai non si sente nemmeno più oltraggiata. E' disperata perché è stata defraudata dalla realtà. E' stata privata della verità. Sono certo che la privazione della verità può arrecare a taluno altrettanto danno che la mancanza di vitamine. Si HA BISOGNO di verità. Verità e realtà talvolta paiono virtualmente indistinguibili, separabili talaltra, ma sempre intimamente connesse. Quel che è deve includere il mio ambiente e, per vivere correttamente, i miei geni hanno bisogno di sapere quel che è.